Clinica veterinaria "Casale sul Sile"...
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ALITOSI: SOLO UN FASTIDIOSO INCONVENIENTE?

Siamo sicuri che il cattivo odore emanato dalla bocca dei nostri fedeli amici si solo un “seccante” contrattempo? Il rapporto sempre più stretto che abbiamo instaurato con i nostri animali domestici, siano essi cani, gatti, cavie o conigli, ci ha portato a condividere sempre più con loro i nostri spazi. Se prima, pur essendo comunque molto amati, erano per lo più relegati in giardino, oggi non solo sono ammessi nelle nostre case come graditi ospiti fissi, ma sono diventati membri effettivi della famiglia e così anche il contatto fisico si è fatto più intimo, tanto che finiscono spesso col dormire nel nostro letto!!
L’alitosi del cane e del gatto in particolare, pur rappresentando un oggettivo problema di convivenza, non è solo un fastidioso inconveniente nella quotidiana relazione con l’uomo, è anzi un importante spia di qualcosa che non va circa la loro salute. Si tratta cioè di un possibile segnale di patologie emergenti di varia natura, anche gravi, quali possono essere: le malattie metaboliche come ad esempio il diabete mellito, di cui è indicatore un odore fruttato più o meno acidulo; quelle parassitarie, in cui un odore agliaceo è suggestivo di ascaridiosi o ancora quelle renali, dove il classico odore uremico (di ammoniaca per capirci) è quasi sempre patognomonico di insufficienza renale in atto. Oppure, nella maggioranza dei casi, l’alitosi è prova inconfondibile di più frequenti disordini del cavo orale: stomatiti, gengiviti o peggio parodontiti con il loro caratteristico odore di “pesce marcio”.
Studi recenti hanno rivelato che l’80% dei cani e il 74% dei gatti di età superiore ai 3 anni soffre di problemi alla bocca e che la malattia parodontale, grave infezione cronica, progressiva e irreversibile che coinvolge tutti i tessuti di sostegno del dente, è la patologia più frequentemente riconosciuta nei carnivori domestici portati in visita. È stato dimostrato che al di là di evidenti predisposizioni individuali e di razza, sono per lo più placca e tartaro i veri responsabili dell’insorgenza e progressione del disturbo. Infatti se è vero che soggetti di razza piccola o toy come Chihuahua, Yorkshire e Maltesi per la loro bocca piccola e conseguentemente “affollata” di denti sono più inclini a manifestare problemi orali, così come pure i brachicefali (Carlini, Pechinesi e Shih-tzu) per il loro modo di respirare con la bocca, è anche vero che giocano un ruolo non meno importante la composizione della saliva, l’eventuale malocclusione o la persistenza di denti da latte. Al di là di tutto, come per noi, sono placca e tartaro i veri nemici da contrastare per una bocca sana.
La placca è un film invisibile che si deposita sulla superficie dei denti e si insinua pericolosamente fin sotto il bordo gengivale infiammandolo. Il tartaro deriva dalla mineralizzazione della placca per deposizione di sali di calcio presenti nella saliva ed è evidente come uno strato giallo-brunastro; essendo ruvido e poroso favorisce l’attecchimento di altra placca che mineralizzerà a sua volta, in un processo a catena che andrà via via peggiorando. La gengiva infatti dapprima si arrossa, poi si gonfia, sanguina e si retrae scoprendo le radici dei denti. A questo punto l’infezione si estende ai tessuti di sostegno intaccando il legamento parodontale che fissa il dente all’alveolo, fino a determinare il riassorbimento osseo e la mobilità del dente. Questa condizione è molto dolorosa e l’animale manifesta difficoltà ad alimentarsi, per cui dapprima ingerisce senza masticare con conseguenti problemi digestivi, poi smette proprio di mangiare! Dato che noi siamo responsabili della salute dei nostri pets, è nostro dovere evitare di arrivare a questi irreparabili risultati.
Si sa che prevenire è meglio che curare e anche in questo caso abbiamo a disposizione delle misure da mettere in atto a scopo profilattico, basate sull’alimentazione e l’igiene orale. Un primo accorgimento è quello di preferire l’alimento secco a quello umido: esistono formulazioni specifiche per la salute orale, dal corretto tenore proteico e ridotto contenuto di calcio e fosforo, in cui anche consistenza e forma delle crocchette sono studiate per ottenere un miglior effetto abrasivo sui denti durante la masticazione. Ci sono poi degli snack come ossa di pelle o bastoncini tridimensionali, finalizzati ad incentivare la corretta masticazione. In commercio si trovano anche integratori enzimatici in spray, pasta o polvere che contribuiscono a sciogliere la placca e impediscono l’adesione batterica.
Riguardo invece all’igiene orale, fino a qualche anno fa era inverosimile pensare di proporre ad un proprietario di cani o gatti l’uso di spazzolino e dentifricio, nel migliore dei casi il veterinario “burlone” veniva prima bonariamente deriso e poi ignorato. Eppure spazzolare quotidianamente i denti dei nostri amici pelosi è l’unico modo veramente efficace per rimuovere la placca batterica! Gli spazzolini per animali hanno testina piccola e manico lungo, ma si possono utilizzare tranquillamente quelli ad uso umano, purché a setole morbide, perché lo strato di smalto dei loro denti è più sottile del nostro. Il dentifricio invece deve essere rigorosamente ad uso veterinario, perché fluoro e xilitolo presenti in quelli umani possono irritare lo stomaco se ingeriti o addirittura essere tossici; ha di solito sapore di carne e il suo scopo principale è quello di rendere gradevole una manualità altrimenti poco piacevole. L’ideale sarebbe abituare fin da cuccioli cani e gatti a farsi toccare bocca e denti, sollevandogli dapprima solo il labbro per poi passare a strofinargli le gengive, ricordando di trasformare tutto in un gioco, magari con ricompensa finale.
È importante sapere che l’unica terapia possibile in caso di malattia parodontale resta la detartrasi, che consiste nella rimozione meccanica del tartaro mediante l’uso di pinze e ablatori ad ultrasuoni, da farsi rigorosamente in anestesia generale, con animale intubato e l’eventuale estrazione di quei denti che si presentassero mobili per il venir meno del “cemento” che li manteneva in sede. Ricordo però che non si tratta di un intervento definitivo, quindi per prolungarne l’efficacia, la profilassi è imprescindibile.
I milioni di batteri presenti nella placca dentale, non solo degradano le proteine di origine alimentare e salivare producendo grandi quantità di composti solforati responsabili di quell’odore tanto sgradito, ma dalla bocca attraverso il circolo ematico possono diffondere nell’organismo, con il rischio di provocare gravi infezioni a carico di organi vitali come cuore, fegato e reni. Ragion per cui avere denti puliti, gengive sane e mascelle forti è garanzia di salute e l’assenza di alitosi ne è la prova.