
L’allevamento degli uccelli da gabbie e voliera, sia che si parli di canarini, di esotici, di indigeni, di pappagalli o di columbiformi e galliformi, è sempre più spesso reso difficile per la diffusione di malattie infettive.
In questo breve scritto vorrei dare alcuni spunti di riflessione sulle più pericolose malattie dei nostri amati uccelli, perché solo dalla conoscenza del problema può nascere un giusto approccio ed un tentativo di soluzione.
Chi alleva uccelli da molti anni potrà testimoniare che, la comparsa e diffusione di malattie vecchie o nuove nell’allevamento ornitologico è sempre stata una evenienza possibile e temuta. E’ però sentire comune, come in questi anni la diffusione di malattie, spesso mai segnalate nelle diverse specie, abbia assunto dei connotati preoccupanti in termini di frequenza di presentazione e di gravità dei sintomi. Alcune malattie possono mettere a repentaglio l’intera produzione ornitologica dell’anno, a volte compromettere l’allevamento stesso con la perdita dei riproduttori e dell’entusiasmo da parte dell’allevatore.
Ci sono diversi motivi per l’attuale maggior suscettibilità dei nostri allevamenti all’aggressione da parte di patogeni gravi o mortali. Solo per citarne alcune, tra le cause che più comunemente contribuiscono all’insorgenza e diffusione delle malattie infettive, possiamo citare: l’indebolimento dei ceppi genetici attraverso l’abuso dello strumento della consanguineità; la ricerca di fenotipi estremi e molto lontani da quello ancestrale; l’utilizzo di un’alimentazione non corretta o di scarsa qualità; la partecipazione a mostre e lo scambio di soggetti tra allevatori; la mancanza di quarantena e profilassi igienico sanitarie in allevamento; i cambi climatici con temperature ed umidità estreme; la presenza di insetti ematofagi come le zanzare durante tutto l’anno; la perdita nel commercio di molecole e farmaci utili per la cura della malattie; ecc.
Questi ed altri fattori permettono la rapida diffusione di agenti patogeni, per alcuni dei quali purtroppo non abbiamo ad oggi una cura efficace. L’arma migliore in questo senso resta sempre la prevenzione, la riduzione del rischio di contagio, la gestione tempestiva e mirata del problema sin dai primi segni di insorgenza della malattia in allevamento.
Le norme cardine per la prevenzione di tutte le malattie restano sempre le stesse, ovvero: introdurre nuovi soggetti in allevamento solo se strettamente necessari; isolare in quarantena i nuovi soggetti per un periodo sufficiente per valutare l’eventuale comparsa di sintomi di malessere; eseguire esami diagnostici presso veterinari specializzati con ruotine regolare e per tutti i nuovi arrivati; isolare i soggetti al rientro dalla competizioni e fiere per valutare la possibile insorgenza di sintomi di avvenuto contagio; rispettare in ogni fase dell’allevamento le più rigorose norme igieniche, di pulizia, di detersione e disinfezione di ogni attrezzattura ed utensili; curare la qualità dell’aria ed impedire il contatto con insetti, uccelli selvatici e roditori; fornire un’alimentazione corretta ed igienicamente ineccepibile; stimolare le difese immunitarie dei nostri uccelli con appositi integratori. Evitiamo sempre il “fai da te”, le diagnosi “per sentito dire”, le terapie date “a caso”. Cerchiamo sempre di avere un approccio scientifico, ovvero approfondire le cause del malessere dei nostri animali in modo serio per fornire loro la miglior cura disponibile.
La grande sfida dei nostri tempi in ambito ornitologico consiste principalmente, anche se non esclusivamente, nelle infezioni di natura virale. I virus sono agenti patogeni di diversa natura, spesso molto contagiosi e pericolosi, che hanno in comune due aspetti molto negativi: sono difficili da diagnostica con i comuni esami eseguibili in ambulatorio e sono difficili da eradicare per la scarsa disponibilità di farmaci antivirali.
I comuni esami delle feci ed i tamponi eseguiti per esami batteriologici ed antibiogramma, non sono metodi sufficienti o utili per poter formulare una diagnosi di infezione virale. Servono degli esami specifici che il medico veterinario potrà consigliare sulla scorta del sospetto diagnostico.
Alcuni esami (PCR) possono essere eseguiti partendo da tamponi specifici eseguibili sempre da gozzo-cloaca-fessura palatina-feci. In questo caso però è necessario avere un sospetto molto circoscritto sui virus da cercare. In alternativa la diagnostica istologica (parti tessuti dell’animale) può darci importanti informazioni su eventuali infezioni virali, ma va fatto su tessuti quindi spesso richiede la presenza di un soggetto deceduto. È questo il motivo per il quale non bisognerebbe mai gettare un soggetto che venga a morire in allevamento, perché è dal cadavere che sarà possibile perfezionare la causa di morte per salvare gli altri soggetti dell’allevamento. Per essere utile il corpo del soggetto deceduto deve essere conservato a temperatura di frigorifero e conferito al medico veterinario specialista nell’arco di 24 ore, se questo non fosse possibile il corpo va messo in congelatore e fornito al veterinario appena possibile. Il corpo refrigerato è sempre molto più utile del corpo congelato per la realizzazione degli esami diagnostici di laboratorio.
L’approccio ad una infezione virale in allevamento è sempre poliedrico e ci concentra su: riduzione del contagio; stimolazione delle difese naturali dei soggetti; interruzione quando possibile del ciclo vitale del virus; identificazione ed eliminazione delle infezione secondarie indotte dal virus (es. batteriche, protozoarie, micotiche, ecc.); disinfezioni straordinarie; blocco degli ingressi ed uscite degli uccelli dall’allevamento. Chiunque abbia un’infezione in corso in allevamento, oltrechè cercare ci curare il proprio aviario, deve impedire che altri colleghi subiscano lo stesso incubo, guardandosi bene dal cedere soggetti al altri allevatori o partecipare ad eventi, mostre-scambio, fiere del settore.
Facciamo alcuni esempio di malattie virali nell’allevamento degli uccelli.
Nei Passeriformi abbiamo avuto in questi anni un forte diffusione di Circovirus (“puntino nero” ed immunodepressione grave) e Poliomavirus (emorragie nei pullus e giovani ed immunodepressione) in fase di allevamento. Il Poxvirus, responsabile del Vaiolo, si ripresenta ogni anno con picchi di morbilità a fine estate-autunno, complice anche l’assenza sul commercio italiano della vaccinazione dedicata ai canarini. Le presentazioni dei Vaiolo si sono in questi anni arricchite di nuovi quadri sintomatologici come la “placca subgulare” e la sindrome della “lingua gonfia”. Restano sempre molto diffuse le presentazioni classiche polmonari, difteriche e di crostosità cutanee.
Nei Pappagalli sono sempre molto presenti il Circovius (responsabile della malattia del becco e delle penne – PBFD -) e il Poliomavirus (emorragie ed immunodepressione – APV -). Per queste malattie sono disponibile presso diversi lavoratorio test diagnostici che è possibile eseguire ai soggetti appena acquistati prima di immetterli in allevamento. Tra i virus emergenti il Bornavirus (- ABV – potenzialmente responsabile della ganglio neurite proventricolite dilatativa – PDD -). L’Herpesvirus (malattia di Pacheco) può causare epatiti necrotiche letali a decorso molto rapido.
Nell’allevamento dei Galliformi ornamentali, anche a causa della difficoltà a reperire vaccini efficaci (per il bisogno di conservarli in azoto liquido), è sempre molto presente ed invalidante l’Herpesvirus responsabile della malattia di Marek. Molto presenti in animali non vaccinati anche Laringotracheite contagiosa, Adenovirus, Paramyxovirus.
Tra i Columbiformi molto diffusi soprattutto tra i viaggiatori il Circovirus (Young pigeon disease), l’Herpesvirus, l’Adenovirus e il Paramyxovirus.
Tutti gli uccelli di ogni gruppo tassonomico possono essere soggetti a infezioni virali potenzialmente trasmissibili all’uomo (antropozoonosi) come l’Influenza aviare (Orthomyxovirus) e la Malattia di Newcastle (Paramyxovirus). Massima prudenza va quindi posta in casi sospetti ed è sempre consigliabile consultare l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio in casi sospetti per poter eseguire una diagnostica certa ed ufficiale per le malattie in questione.
Altra malattia gravissima di natura protozoaria e non virale, molto diffusa in Italia tra i canarini e silvani è la Atoxoplasmosi, malattia che ho già trattata in questa rivista in altro articolo, al quale si rimanda per approfondimento.
P.S.: articolo pubblicato sulla rivista Italia Ornitologica, rivista ufficiale della FOI (Federazione Ornicoltori Italiani)
