“ Noi siamo quello che mangiamo”. Lo stesso vale anche per i nostri animali.
L’alimentazione corretta permette di conservare un buono stato di salute, una alimentazione scorretta predispone a moltissime malattie e stati morbosi.
Gli effetti negativi dell’alimentazione così come i suoi effetti benefici si palesano sul medio lungo periodo. Questo slittamento in avanti nel tempo delle conseguenze rende a molti allevatori difficoltoso associare la salute o lo stato di malessere alle cattive pratiche alimentari.
I disturbi alimentari negli uccelli ornamentali possono essere di natura infettiva (coli, salmonella, candida, coccidi, ecc), tossica (aflatossine, molecole inquinanti, ecc.) o nutrizionale in senso stretto (eccessi, carenze, squilibri).
Nell’alimentazione degli uccelli vanno considerati i diversi momenti dell’anno, sia in termini climatici (con il freddo servono più calorie) sia di presenza di soggetti in particolari condizioni fisiologiche (stato amoroso, sviluppo, muta del piumaggio). Per il freddo ad esempio serviranno più grassi, per la ovodeposizione più calcio o per la crescita nei nidiacei più proteine, per la fertilità dei riproduttori e il corretto sviluppo embrionale Vit.E, Biotina, Acido Folico, Zinco e Manganese, ecc.
Spesso gli squilibri alimentari rappresentano la base sulla quale riesce a svilupparsi la patologia organica che il Veterinario diagnostica. Ovvero alla base di un problema che apparentemente non sembra correlato per nulla con l’alimentazione (es: respirazione difficoltosa, problemi di pelle o di riproduzione) vi sono carenze o eccessi di particolari sostanza nutrizionale.
Le cose da notare in allevamento (segnale di squilibri alimentari), alcuni esempi:
cambio di colore delle piume: agapornis o cenerini “mutati rossi” (problemi al fegato come la steatosi epatica), barre scure su piumaggio verde (carenze di amminoacidi in muta, spec. lisina e metionina), nidiacei con arricciamento del piumaggio (carenza di arginina), strie bianche su penne solitamente colorate è associato a carenza di vitamine del gruppo B
penne untuose al tatto o scomposte: dislipidemie ed obesità
ritenzione della guaina cheratinica: malnutrizione generica
fragilità delle penne e dermatite: solitamente associata a carenze minerali (calcio, zinco, manganese, magnesio, selenio)
patologia della cute e degli annessi cutanei: ipercheratosi ed esfoliazione del becco, ipercheratosi delle zampe nei fringillidi, predisposizione a bumblefoot nei rapaci, pelle forforosa associata a prurito
aumento di dimensione alla base della lingua della ghiandola salivare sottolinguale associata a carenze di Vitamina A (frequente nei pappagalli di grosse dimensioni)
problemi riproduttivi: infertilità meccanica dei maschi obesi, mortalità embrionale, uova con guscio sottile, ritenzione di uovo, perdita di molte femmine durante la stagione riproduttiva
predisposizione a problemi respiratori cronici nei soggetti obesi
fratture spontanee in soggetti con squilibrio calcio fosforo. Particolarmente predisposti il pappagallo cenerino e la poiana di harris giovane
Le patologie priù frequenti:
Ipovitaminosi A: molto frequente nei pappagalli di medie dimensioni grandi consumatori di semi di girasole ed arachidi come le amazzoni ed i cenerini
Carenze di calcio: causa malattia osseo metabolica. Frequente in soggetti giovani in crescita i quali oltrechè assumere un dieta con alterato rapporto tra calcio e fosforo non vengono esposti a sufficiente radiazione solare diretta. Sintomi più frequenti sono deviazioni ossee, fratture spontanee, debolezza muscolare, coagulopatie. La esposizione alla radiazione solare diretta permette la sintesi di vitamina D3 indispensabile per l’assimilazione del calcio presente nella dieta
Obesità: molto frequente in animali da gabbia. Causata da un dieta ipercalorica e poco esercizio. Può predisporre a lipomi, infertilità, patologia podale tipo bumblefoot, problemi cardiaci ed epatici. Predispone a diabete mellito o ne complica il quadro.
Lipidosi e steatosi epatica: canarini, ciuffolotto e lucherini, ondulati e calopsitte, cacatua e amazzoni. Spesso associata ad obesità. Fegato ipofunzionante con problemi metabolici, di coagulazione, di termoregolazione e riduzione in generale di tutti le attività impegnative come la riproduzione.
Emocromatosi: maine, tucani, vedove del paradiso, meno frequentemente lori ed ecletti. Consiste in una insufficienza epatica derivante da un eccessivo accumulo di ferro nell’organo. Vanno evitate diete ricche di ferro e di vitamina C che ne aumento l’assorbimento intestinale.
Ipovitaminosi K: frequente nei pappagalli dei fichi e in alcune linee genetiche di canarini lipocromici bianchi. Può essere una patologia indotta dall’uso di alcuni farmaci come i sulfamidici.
Carenze di selenio e vitamina E: sintomi sono torcicollo, incoordinazione dei movimenti, tremori, paralisi. Infertilità nelle forme croniche.
Carenza di iodio: gozzo nei parrocchetti ondulati con rallentato svuotamento del gozzo, rigurgito, dispnea, malattie concomitanti.
Tra i pappagalli da gabbia i più frequenti disturbi dell’alimentazione riguardano:
L’eccessiva presenza di grassi nell’alimentazione: caratteristica di molti pappagalli è la selettività nella scelta dei semi che li porta a nutrirsi preferibilmente di semi oleaginosi come il girasole. Così facendo assumono una grande quantità di olio e quindi di grassi. In questo modo si appesantiscono e spesso diventano obesi, affaticano il loro fegato che spesso diventa steatosico.
Squilibrio tra Calcio e Fosforo: una alimentazione granivora a base di soli semi fornisce moltissimo fosforo e poco calcio. Questi due minerali devono essere sempre in rapporto corretto tra di loro. Un loro squilibrio porta a un sindrome di fragilità ossea, difficoltà nella deposizione delle uova, uova con guscio molle e difficoltà nella coagulazione del sangue.
Eccessi o difetti nell’assunzione della vitamine A: sia la carenza sia l’eccesso di questo vitamina risulta particolarmente dannoso essendo fondamentale per la formazione di tutti gli epiteli dell’organismo.
Diverse esigenze alimentari nei pappagalli (alcuni esempi):
amazzoni, cacatua di taglia media e pionus necessitano di una dieta povera di grassi (massimo 4%) per la loro predisposizione all’obesità ed ai lipomi. Per contro richiedono un maggior apporto proteico (18%) e di Vitamina A.
ara e cacatua di taglia grande necessitano di una dieta più ricca di grassi, con percentuali che nel periodo riproduttivo possono raggiungere il 15%.
cenerino e poicephalus sono soggetti a malattie da carenze di calcio, che va sempre addizionato alla dieta in una forma che ne faciliti l’assorbimento ed addizionato di Vit D3.
lori ed ecletti necessitano di una dieta a base di polline e nettare. La percentuale di proteine non dovrebbe superare il 16%, i grassi non dovrebbero superare il 6%. Il ferro dovrebbe essere bassissimo ed anche la vitamina C che ne favorisce l’assorbimento. Questo perché questi animali, al pari delle maine e delle vedove del paradiso, sono predisposti ad una malattia da accumulo di ferro chiamata emosiderosi. I lori non dovrebbero mangiare semi, e la loro alimentazione deve essere a base di estrusi, polveri o pappete liquide ricostituite. Sono divoratori di fiori, germogli, frutta molto zuccherina e bacche. Molto importanti per la loro salute sono il fruttosio e l’arabinosio.
I pappagalli dei fichi e l’ara auricollis (ara dal collare) sono grandi consumatori di fichi selvatici. In cattività si possono somministrare fichi secchi ammollati nell’acqua. E’ necessaria l’aggiunta quotidiana di Vitamina K e di Zinco. Sono infatti soggetti a sindrome emorragica da carenza di questi elementi nutrizionali. In presenza di emorragie in queste o altre specie vanno sempre escluse altre cause come quelle virali a carico di poliomavirus piuttosto presente e diffuso tra i pappagalli.
i vasa sono ritenuti i più carnivori tra i pappagalli; a volte si nutrono anche di carogne. Nella loro dieta non deve mancare la carne, almeno 2-3 volte alla settimana.
Tra i piccoli passeriformi granivori e più frequenti disturbi dell’alimentazione riguardano:
Eccesso di grasso nella dieta: di solito o piccoli granovori selezionano dall miscela di sementi il niger, la canapa, il ravizzone, ecc. (semi neri, grassi) a discapito della scagliola e degli altri semi bianchi. Questo fenomeno è più diffuso tra chi alleva per il canto e per il cardellini da richiamo. L’obesità porta a difficoltà riproduttive e predispone a bumblefoot. La percentuale di semi grassi nella miscela per granivori deve variare nella sua percentuale a seconda dei diversi momenti dell’anno.
Presenza di coloranti sintetici nel pastone da muta (cantaxantina, carofil, ecc.) che possono causare epatopatie se utilizzati a dosaggi troppo elevati o in associazione con altre molecole sintetiche.
Carenza di proteine nei pastoncini industriali di bassa qualità o presenza di proteine poco nobili/digeribili. Questo problema è più sentito durante la preparazione dello stato amoroso e l’imbecco dei piccoli.
Carenza di vitamine idrosolubili per lo scarso utilizzo di frutta e verdura freschi.
Tra i rapaci da falconeria e rapaci notturni detenuti come pets i più frequenti disturbi nell’alimentazione riguardano:
la somministrazione di soli pulcini di pochi giorni, facilmente reperibili sul mercato e molto economici . Questa alimentazione può rappresentare la base ma deve essere integrata con carni più sostanziose come quaglia e piccione e per alcune specie anche con ratti e conigli.
la somministrazione di carne e prede troppo “curate”. È necessario che siano sempre presenti le ossa e le penne della preda per l’equilibrio calcio fosforo e per la formazione della borra.
Tra i soggetti da richiamo come tordi e merli gli errori alimentari più frequenti sono :
alimentazione uguale tutto l’anno fornita con soli pellettati. L’alimentazione deve tenere conto delle diverse condizioni climatiche e stato fisiologico dei soggetti
assenza di apporto di alimentazione fresca come tarme e lombrichi per la frazione insettivora e bacche e pezzetti di frutta per la frazione vegetale
difficoltà di mantenere corrette condizioni igieniche dell’acqua e del mangime in condizioni di cantinaggio e quindi con assenza di luce, umidità alta e scarsa ventilazione e ricircolo di aria
Tra i colombi da gara gli errori alimentari più frequenti sono:
la composizione della miscela che rimane simile tutto l’anno e povera di essenza vegetali. Sarebbe importante aumentare la quota di lipidi con semi oleaginosi in inverno e durante le gare, aumentare la quota di proteine con i semi di leguminose durante la riproduzione e la preparazione/allenamento dei soggetti che dovranno gareggiare nell’anno
abuso di medicinali durante il periodo delle gare che possono competere e mandare in carenza alcune vitamine. I trattamento fatti a calendario sono sempre pericolosi per gli animali
dieta monotona e carente di materiale fresco
