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ORNITOLOGIA, CONSIDERAZIONI MEDICO VETERINARIE
Riporto per il blog un'articolo che ho scritto per "Italia Ornitologica", rivista ufficiale della FOI (Federazione Ornitologica Italiana) sulla rivista numero 10 di Ottobre 2006, riguardante la gestione igienico-sanitaria moderna di un allevamento ornitologico.Vorrei quindi condividere le considerazioni che ho maturato sulla situazione media dell'allevamento degli uccelli da gabbia e voliera nella Marca Trevigiana e dintorni, situazione che probabilmante può essere generalizzata anche ad altre province italiane.
Per meglio fare il punto sulla situazione bisogna distinguere tra allevatori di Canarini, allevatori di Estrildidi e Silvani ed allevatori di Pappagalli.
Il primo gruppo, quello di allevatori di Canarini, è il più numeroso e quello con la storia di allevamento più lunga alle spalle.
Questo permette loro di avere grande dimestichezza con la genetica di allevamento. Sanno molto bene come accoppiare i loro soggetti per ottenere forme e colori desiderati.
Possiedono una buona conoscenza generale per quanto riguarda gabbie, utensili e le tecniche di allevamento della specie in questione.
L'alimentazione è spesso abbastanza corretta. Unica pecca l'allontanamento dalla fonti alimentari fresche, come semi prativi, la frutta, la verdura, le spighe fresche raccolte o coltivate.
Uno dei punti deboli di molti allevatori è quello di affidarsi in maniera eccessiva od esclusiva a prodotti industrali, che dovrebbero essere considerati come un valido aiuto per bilanciare e completare l'alimentazione ma non come l'unica fonte di cibo disponibile.
I principali problemi relativi alla gestione dell'allevamento riguardano il sovraffollamento dei locali di riproduzione e l'igiene carente. Troppi animali in poco volume di aria e poco tempo per poterli pulire tutti i giorni.
I principali problemi di selezione sono l'uso metodico e costante dell'accoppiamento in consanguineità e l'uso delle balie.
Ricordo che la consanguineità, tanto utile per fissare velocemente caratteri fenotipici desiderati, porta sempre con sè: riduzione delle performance riproduttive, riduzione della resistenza alle malattie, riduzione della taglia e della longevità. Permette inoltre che possano manifestarsi malattie genetiche a determinismo genetico recessivo.
L'uso di balie per far nascere le uova di Canarine con poco istinto alla cova o di imbecco delle nidiate, permette che questa caratteristiche presenti nella madre possano essere ereditate nelle generazioni successive invece che morire con lei. E' un atteggiamento profondamente sbagliato, perchè in breve lasso di tempo ci troveremo, per molte varietà di Canarino, con situazioni simili a quelle del Diamante di Gould, che oramai tutti allevano con l'ausilio delle Passere del Giappone, avendo perso molte linee di sangue l'istinto riproduttivo.
La rusticità (intesa come resistenza lle malattie) e l'autonomia riproduttiva devono entrare a pieno titolo negli schemi selettivi dell'allevatore che vuole favorire la conservazione della specie e del suo ceppo.
Grande attenzione dev'essere posta alle condizioni ambientali, particolarmente importante la temperatura e l'umidità in allevamento.
Questi parametri vanno monitorati con termometro ed igrometro, non "a occhio". Altri aspetti molti importanti sono l'illuminazione (naturale od artificiale) ed il fotoperiodo (numero di ore di luce e buio nelle 24 ore).
Siamo riusciti con tutti gli allevatori che ho avuto modo di seguire ad eliminare i pericolosi trattamenti precova antibiotici fatti alla ceca. Abbiamo sempre mirato l'eventuale uso di farmaci al problema specifico dell'allevamento in questione e sempre quidati da un antibiogramma. I batteri che possono falcidiare le nidiate sono infatti diversi da una allevamento all'altro e non è per nulla scontato che unn antibiotico che funziona perfettamente in un ambiente debba funzionare anche in un'altro.
Uno dei miei obiettivi, che spero di poter raggiungere in 3 anni dall'inizio della collaborazione con l'allevatore, è quello di ridurre dapprima il numero e la durata dei trattamenti antibiotici, per poi eliminare definitivamente questa pratica, usando le molecole chimiche solo in situazione nelle quali vi siano già i segni clinici evidenti! E' un traguardo ambizioso da raggiungere ma possibile, se ognuno farà bene la sua parte: il Veterinario nel saper indirizzare l'allevamento verso una gestione sempre più moderna, e l'allevatore nel rispettare scrupolosamente le indicazione in termini di pulizia ed igiene ambientale e selezione per caratteri di rusticità.
Quest'obiettivo si ottiene anche riducendo il numero di soggetti e commisurandolo alla propria effettiva disponibilità di tempo. Danno molta più soddisfazione 10 coppiette tenute bene che 20 tenute male!
In materia di Estrildidi, gli allevatori non sono molti, ma i loro principali errori alimentari sono silimi a quelli degli allevatori di Canarini, per l'utilizzo troppo sporadico dell'alimentazione fresca. Questi animali, in particolar modo i Diamanti Australiani, sopportano molto bene le carenze nutrizionali, ma queste rappresentano spesso un non diagnostciato terreno di crescita per altre malattie. Spesso non viede considerata l'esigenza di prede vive in particolari periodi dell'anno come l'imbecco dei pullus per molti Diamanti Africani. Vanno poi apprese le tecniche nell'uso della balie e dei trattamenti precova ad esempio contro la Cochlosomiasi per chi non si voglia avventurare nell'allevamento in purezza dei Gould.
E' ancora molto diffuso l'utilizzo di soggetti di cattura per specie rare.
Gli indigeni risentono molto del loro ambiente di allevamento. Il fatto di tenerli all'aperto, di allestire fondi delle voliere di sabbia o terra oppure guarnire giustamente le gabbie di rami ed arredi vegetali, rende la gestione di questi animali meno igienica.
Non si riesce ad evere la pulizia ottenibile con l'uso del solo alluminio e plastica.
I problemi più frequentemente riscontrati sono forme di coccidiosi anche sistemiche (es: Isosporosi) e forme parassitarie (es: Acari).
Va posta ancora una volta grande attenzione all'alimentazione ed all'ubicazione delle volierette.
Un discorso a parte merita l'allevamento dei Pappagalli,scienza piuttosto giovane, che non vanta per molte specie più di alcune generazioni in cattività.
Non vi è stata quindi una trasmissione del sapere da maestro ad apprendista, con relativa acquisizione di informazioni anche per tentativi ed errori. Spesso chi ha cominciato è stato pioniere per la specie allevata. Questo ha creato una situazione da un lato virtuosa, perchè si sono aperte nuove strade dell'allevamento di molte tipologie di uccelli, dall'altro forse si è ancora per molti versi alla linea di partenza di un lungo cammino.
Premetto che la situazione che mi accingo a presentare non è solo caratteristica della nostra provincia. Dal confronto con colleghi che lavorano in altre parti d'Italia si evince che è una realtà piuttosto generalizzata.
Pur non mancando esempi di buon allevamento e buona riproduttività, è proprio in quest'ambito che ho trovato la maggior difformità nella allevamento degli uccelli.
Non vengono considerate le dimensione minime che devono avere la gabbie.
Non vengono considerate le esigenze alimentari che l'animale presenta. Ricordiamo che tra i Pappagalli vi sono differenze nutrizionali da una specie all'altra simili a quelle che intercorrono tra "un uomo ed una vacca"! Abbiamo Pappagalli che si nutrono prevalentemente di semi, altri che consumano frutta, altri ancora polline e nettare dei fiori, alcuni addirittura integrano la loro dieta con carogne ed animali morti.
Non è quindi pensabile iniziare l'allevamento di una specie di Pappagalli senza prima aver fatto approfonditi studi sulla loro fisiologia, sulla loro alimentazione e sulle peculairità della specie in esame.
La documentazione dev'essere quanto mai varia e critica, visto che i testi più facilmente reperibili in commercio (perchè in lingua italiana ed a prezzo accettabile) non sempre sono scritti da persone preparate.
Invito quindi tutti gli allevatori a sentirsi responsabili in prima persona dell'alimentazione dei propri Pappagalli, non limitandosi ad emulare cose viste fare o dette da altri anche se in totale buona fede.
Sempre parla ndo dei Pappagalli, va tenuto in debita considerazione il loro particolare psichismo, che richiede un'ulteriore sforzo nell'arricchimento ambientale in termini sensoriali.
Lo sforo maggiore che ogni allevatore deve fare è levare lo sguardo dal singolo soggetto "imballato" e capire se globalmente il suo allevamento è gestito in modo corretto sotto tutti i punti di vista.
P.S.
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