Le Vedove del Paradiso

27 novembre 2017 in

Tra le moltitudini di uccelli presenti in natura e quelle vendibili in un petshop voglio presentare un gruppo aviare molto particolare per attitudini riproduttive e per livrea.

Alla famiglia delle viduidae appartengono circa 20 specie di uccelli dall’aspetto e dalla biologia piuttosto particolare. Questi uccelletti diffusi nell’Africa sub-sahariana dove vivono in colonie hanno la caratteristica di parassitare altri estrildidi sfruttati affinché allevino la loro prole. Le femmine depongono le uova nei nidi e gli altri uccellini ignari covano e alleveranno pulcini non loro. Questo tratto così peculiare, forse, non ha permesso che questi uccellini avessero la fortuna e la diffusione che hanno avuto altri estrildidi (diamanti mandarini, diamanti di Gould, ecc.).

In natura si possono trovare tre tipi di vedove:

1. la Vedova del paradiso (nome con il quale venivano etichettate diverse specie: Vidua paradisea, Vidua obtusa, Vidua orientalis);
2. la Vedova della dominicana (Vidua macroura);
3. il Combassù (nome con il quale venivano importate diverse specie: Vidua codringtoni, Vidua funerea).
La vedova della dominicana e le vedove del paradiso si caratterizzano per la livrea nuziale del maschio, il cui elemento caratteristico è la coda. Questi uccellini sono lunghi poco meno di 10 cm dalla punta del becco alla base della coda, ma hanno una coda che può essere lunga fino a 30 cm!
Il maschio di vedova della dominicana ha il corpo bianco e nero, e la coda nera e molto sottile, lunga circa 20 cm. Le vedove del paradiso hanno il corpo giallo e marrone, con testa, ali e coda nero corvino. La coda delle vedove del paradiso è composta da penne molto larghe e può essere lunga fino a 30 cm.
I Combassù sono degli uccellini privi di coda allungata e dal colore uniformemente nero corvino. Le femmine di tutte le specie sono molto simili tra loro, hanno un piumaggio marroncino, striato di nero.

Fino a pochi anni fa tutte le vedove venivano importate in grandi numeri in Europa dai paesi d’origine perciò era comunissimo trovale nei pet shop e alle fiere ornitologiche. In seguito al blocco delle importazioni questi uccellini per la salvaguardia della specie sono quasi scomparsi dai nostri negozi. Infatti se da un lato le vedove incuriosiscono gli appassionati, dall’altro le difficoltà nel farle riprodurre scoraggiavano molti.

Le vedove a coda lunga vanno alloggiate in grandi gabbioni o voliere se vogliamo mantenere inalterate le loro timoniere (le penne della coda). I combassù possono essere alloggiati anche in gabbia da 55 cm essendo molto piccoli e privi di lunghe timoniere.

Per la riproduzione di tutte le vedove è fondamentale disporre di una voliera di comunità.

L’alimentazione delle vedove ricalca quella di tutti gli estrildidi africani. Alla base dell’alimentazione c’è un misto di semi (scagliola, miglio, panico, perilla e niger). La dieta nel periodo riproduttivo va integrata con del pastoncino all’uovo e degli insetti surgelati per indurre l’estro. Acqua fresca sempre disponibile e una saltuaria integrazione multivitaminica nell’acqua da bere completeranno un’alimentazione bilanciata.
In questo caso non abbiamo una dieta per l’imbecco che è fornita dalle premurose balie.

Riprodurre le vedove non è semplice essendo il processo molto complesso. Esse parassitano preferibilmente determinate specie di estrildidi preferendo nella scelta che abbiano il becco e il canto simile al loro. In mancanza di ospiti adeguati le vedove depongono le uova a terra, vanificando qualsiasi sforzo riproduttivo.
Le specie parassitate ricadono nel gruppo degli amaranto, o degli estrildidi africani in genere. Queste specie, difficili da riprodurre in purezza, sono insostituibili. Gli allevatori che hanno tentato di utilizzare come ospiti i diamanti mandarini (Taeniopigya guttata) e i passeri del Giappone (Lonchura striata domestica), hanno verificato che le vedove solo raramente sceglievano i loro nidi per l’ovideposizione.
I piccoli di vedova a differenza dei piccoli di cuculo (parassita europeo) crescono in armonia con la nidiata dell’ospite, senza estromettere dal nido i compagni.
Nonostante le difficoltà riproduttive varrebbe la pena allevare questi uccelli anche solo per vedere le parate nuziali dei maschi che sono davvero caratteristiche. Essi corteggiano e si accoppino con più femmine pertanto nella voliera è sempre indicato alloggino un maschio e più femmine

Non ci sono notizie certe di ibridazione o di comparsa di mutazioni in queste specie.

Clinica veterinaria "Casale sul Sile"
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